Michele Berti

Abbiamo saputo che probabilmente Michele sarebbe stato ipoacusico a due giorni dalla nascita. Le infermiere cercavano di rassicurarci dicendo che spesso i test neonatali danno falsi positivi. Quindi qualche speranza ancora ce l’avevamo, ma due mesi dopo abbiamo avuto la conferma, Michele non ci sentiva. Lì per lì non sapevamo cosa fare, era un mondo che non conoscevamo quello dell’ipoacusia, infondo non abbiamo nessun caso in famiglia. Poi facendo dei controlli abbiamo scoperto che la causa è genetica.

Michele è nato in settembre e a dicembre ha iniziato a portare gli apparecchi acustici che però non erano sufficienti perché la sua ipoacusia è davvero profonda. Quindi ci hanno detto che lo avrebbero operato due volte, prima a destra e poi a sinistra, per mettergli gli impianti cocleari.

Noi dopo la notizia dell’ipoacusia di Michele ci siamo totalmente affidati ai medici del Burlo di Trieste che sono stati eccezionali. Oltre a Michele, hanno seguito anche noi, ci hanno tranquillizzato, sono veramente un team speciale.

Ad ogni modo dopo gli apparecchi, abbiamo iniziato ad andare a Trieste una volta a settimana per fare logopedia, ignari dei benefici che Michele avrebbe avuto poi in seguito.

Fino alla prima operazione Michele diceva qualche lettera dell’alfabeto, a un mese esatto dall’attivazione del primo impianto, aveva quasi un anno, ha iniziato a lallare, ripeteva in continuazione ma ma ma ma…

È stato un momento bellissimo, una gioia enorme, ma ancora non sapevamo quanto ci sarebbe voluto prima che iniziasse a parlare, infondo per quasi un anno, il primo anno di vita, ci sentiva con gli apparecchi acustici ma poco, perché non erano abbastanza per lui.

Dopo l’attivazione del secondo impianto ha detto per la prima volta mamma indicandomi, è stato il momento più magico della mia vita. Quando avevo saputo che probabilmente non ci avrebbe sentito, ho pensato subito al fatto che forse non mi avrebbe mai chiamata mamma, perché come ho detto prima non sapevamo niente del mondo dell’ipoacusia e non sapevo come si sarebbe potuto risolvere il problema.

Per il primo anno e mezzo di vita di Michele siamo andati a Trieste una volta a settimana e si sono visti cambiamenti abissali tra il periodo pre e post impianto. Ci siamo accorti che finalmente sentiva tutto e ci capiva e poi lui è stato un fulmine a recuperare tutto quello che aveva perso nel primo anno.

Stiamo continuando a portarlo a fare logopedia in un centro ospedaliero vicino a casa nostra, anche se Michele ora che ha quasi tre anni parla benissimo, certo fa qualche errore ogni tanto, ma perché è un bambino e sta ancora imparando.

Noi siamo super felicissimi e guardandoci indietro pensiamo che tutto quello che abbiamo fatto non è stato inutile, tutti giochi che ci consigliavano di fare a casa per stimolarlo sono serviti tantissimo.

Non smetteremo mai di ringraziare Chiara, la nostra logopedista e tutto lo staff di Trieste che ci ha sostenuto e seguito e continua a farlo, perché continuiamo a fare i controlli periodici agli impianti.

Inoltre, vorremmo anche ringraziare Mariella, la logopedista del nostro distretto sanitario, che ha seguito Michele nell’ultimo anno, durante il quale è migliorato tantissimo dal punto di vista linguistico. Poi si vede che ci tiene a lui e gli vuole bene, e anche lui gliene vuole.

Nel frattempo abbiamo avuto un’altra figlia, lei non è ipoacusica come il fratello. Ad ogni modo Michele le canta le canzoni, ed è bellissimo vederli insieme e vedere che Michi ha superato totalmente l’ipoacusia e addirittura insegna alla sorellina le canzoni.