Carlo Pronti

La perdita dell’udito comincia dall’orecchio destro, quello più usato col telefono fisso e col cellulare. Alla fine dell’ottobre 1995, alla vigilia di compiere 55 anni, mi accorgo che la voce nel microfono è lontana, bassa.

Una visita la sera stessa presso il Primario di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale di Piacenza mi convince ad un ricovero nel suo reparto, già dal giorno successivo. Mi dice “abbiamo un protocollo…”. Dopo esami tecnici per misurare I potenziali evocati, che accertano l’ipoacusia, mi rendo conto che non succede nulla e così firmo e lascio l’Ospedale di Piacenza prima dei dieci giorni programmati.

L’ipoacusia è accompagnata da un acufene permanente, fastidioso, e mi metto alla ricerca di uno strumento per attenuarlo. Lo trovo in una protesi amovibile, con retroauricolare, e continuo la mia vita professionale e del tempo libero (teatro per lirica e concerti, prosa).

L’udito non migliora, anzi le periodiche visite mostrano che col passare del tempo la curva dell’orecchio destro decresce.

In una sera di fine estate 2013 ero andato con i miei cognati ad assistere ad uno spettacolo teatrale di strada. Il giorno dopo avvertii un persistente ronzio all’orecchio sinistro, l’unico che mi era rimasto dopo che nel 1995 avevo perso quasi del tutto l’udito dall’orecchio destro, rimediato parzialmente con una protesi amovibile.

L’otorinolaringoiatra interpellato non riuscì ad individuarne la causa, ma l’audiometria era stata implacabile: metà della capacità uditiva se ne era andata. Rimediai con un’altra protesi che mi premise di ottundere (come già per l’orecchio destro) l’acufene permanente. Il giudizio del nuovo Primario di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale di Piacenza, dott. Cuda, fu tranchant: “Per il sinistro non posso fare niente, per il destro posso fare l’impianto cocleare”. Sono rimasto indeciso per diveri mesi: un qualche miglioramento l’avevo ottenuto con la protesi, ma ciò che mi preoccupava era il futuro: “se anche il sinistro mi dovesse abbandonare ….”. Così nel febbraio 2014 mi sono deciso ad ascoltare il consiglio del dottor Cuda, che in un servizio televisivo su una rete minore aveva illustrato la sua tecnica.

Perciò, nel marzo 2014: entrai nel reparto il giorno stesso dell’intervento e vi rimasi fino al mattino seguente, quando fui dimesso con un bendaggio. Dopo il controllo post-operazione, nel luglio mi fu dato, dall’ambulatorio audiometrico ospedaliero e tarato adeguatamente il processore col magnete.

Sono stato seguito passo passo, dapprima ogni tre mesi, poi ogni sei mesi e ora d’anno in anno, da quell’ambulatorio pieno di persone premurose e professionali; ogni volta mi è stato misurato il grado di miglioramento e registrato l’impianto.

L’impianto mi ha riacceso quella parte di cervello rimasta inerte per quindici anni e mi ha ridato stabilmente l’equilibrio, eliminando ogni acufene.

Il mio udito, tra impianto cocleare e protesi nell’orecchio sinistro è migliorato e mi consente di continuare la mia professione di consulente, partecipando a riunioni collegiali che devo verbalizzare.

Un solo rimpianto: ho perso la musica che ero abituato ad ascoltare in sottofondo nel mio studio ed ho dovuto diradare la frequenza ai concerti ed a teatro.